La difesa delle fabbriche
La difesa delle fabbriche

Una ricerca del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà — con il sostegno della Camera di Commercio di Torino e l’adesione della Città Metropolitana di Torino — porta alla luce un capitolo poco esplorato della guerra di Liberazione: il ruolo della Resistenza e delle maestranze operaie nella difesa del patrimonio produttivo ed energetico dai piani di distruzione tedeschi tra il 1943 e il 1945.

 

Mentre la storiografia ha indagato a fondo gli aspetti politici e militari della Resistenza, minore attenzione è stata dedicata alle attività di controsabotaggio. Eppure la salvaguardia di fabbriche, centrali elettriche, reti di comunicazione e servizi essenziali fu una condizione decisiva per garantire la continuità dei servizi e porre le basi della ricostruzione economica del dopoguerra.

La ricerca, avviata in collaborazione con l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” (Istoreto), ha preso le mosse dalla Relazione sull’attività di controsabotaggio in Piemonte redatta il 27 maggio 1945 dall’ingegner Sergio Bellone, responsabile dell’Ufficio Sabotaggi e Controsabotaggi del Comitato Militare Regionale Piemontese. L’indagine si è poi estesa ai fondi del C.L.N., del C.V.L. e delle formazioni partigiane, e agli archivi storici di aziende e istituzioni — tra cui Italgas, Telecom, Fiat, la Città di Torino, l’Archivio di Stato e Vigili del Fuoco.

Tra i risultati emerge l’ampiezza delle operazioni di difesa: non solo i grandi complessi torinesi — Fiat, Lancia, Riv, Michelin, Viberti, Nebiolo — ma anche centrali elettriche, sottostazioni, impianti telefonici, acquedotti e officine del gas distribuiti in tutta la provincia. La tutela degli impianti, e in particolare di quelli energetici considerati strategici, fu il frutto della collaborazione tra organismi della Resistenza, Squadre di Azione Patriottica, maestranze operaie e dirigenti aziendali. Il lavoro ha prodotto schede analitiche per ciascun sito e una prima mappatura digitale degli impianti censiti.

I risultati sono stati presentati il 15 maggio 2026 al convegno “La salvezza degli impianti industriali nella provincia di Torino”, presso la Sala Conferenze di Palazzo San Celso, con gli interventi di Marta Margotti e Stefano Musso (Università degli Studi di Torino), dello storico Claudio Dellavalle e del presidente del Museo Diffuso Daniele Jalla.

Il lavoro rappresenta non un punto di arrivo ma il nucleo di un più ampio programma di ricerca e valorizzazione. I luoghi individuati saranno progressivamente inseriti nel Registro dei luoghi della memoria del Museo Diffuso, valorizzando un patrimonio storico finora poco considerato nei percorsi della memoria pubblica.