Controcampo · Il racconto della quarta serata
Controcampo · Il racconto della quarta serata

 Le ferite invisibili della Grande Guerra chiudono il primo ciclo di Controcampo

Con la proiezione di «Scemi di guerra. La follia nelle trincee» di Enrico Verra, e il dialogo con il regista e lo storico Enrico Manera, il Museo Diffuso della Resistenza ha chiuso il primo ciclo di film e incontri.

Giovedì 18 giugno, all’auditorium del Polo del ’900 di Torino, il Museo Diffuso della Resistenza ha chiuso il primo ciclo di Controcampo — memorie e attualità con la proiezione di Scemi di guerra. La follia nelle trincee, documentario di Enrico Verra (Italia, 2008), in collaborazione con AIACE Torino. Dopo Quattro figlie, l’incontro con Pietro Garibaldi sul diritto al lavoro e quello con Nino Cartabellotta sul diritto alla salute, il ciclo è tornato al cinema per chiudersi su una delle ferite meno raccontate della guerra: quella psichica.

Costruito con materiali d’archivio, diari dei combattenti e cartelle cliniche, il film ricostruisce la nascita dello shellshock — allucinazioni, mutismi, paralisi, tremori, perdita di sé — la sofferenza nuova che, dopo l’orrore delle trincee, dei gas e dei bombardamenti, colpì migliaia di soldati di tutti gli eserciti. Uomini spesso accusati di codardia, rispediti al fronte o “curati” con l’elettroshock. Riguardare la Grande Guerra dal lato di chi ne tornò “senza più riconoscersi”, mentre l’Europa torna a fare i conti con la guerra ai propri confini, è apparso a tutti un controcampo necessario: non un film sulle battaglie, ma sulle persone e su ciò che la violenza lascia quando le armi tacciono.

Un dialogo tra storia e cinema

Enrico Manera e Enrico Verra hanno accompagnato il confronto con la sala. Manera ha offerto al pubblico alcuni cenni storici. Verra ha raccontato il lavoro dietro al documentario, soffermandosi sulla difficoltà di reperire le fonti storiche necessarie a ricostruire quelle vicende: materiali rari, in parte inediti, e tracce spesso disperse o rimosse, che hanno reso la ricerca d’archivio una parte essenziale e complessa del film.

Il dibattito che ne è seguito è stato vivo e partecipato. Un confronto che ha confermato lo spirito di Controcampo, pensato come spazio per cambiare punto di vista sul presente attraverso film, dati, domande e momenti di scambio. La conversazione è proseguita durante l’aperitivo offerto dal Museo al Polo del ’900: un momento conviviale e informale in cui il pubblico ha potuto continuare il dialogo con il regista e lo storico, e soprattutto incontrarsi e conoscersi. Perché Controcampo non è soltanto un programma di film e incontri, ma anche un’occasione per fare comunità: un luogo in cui la memoria guarda il presente e le persone si ritrovano.

 

Ci vediamo dopo l’estate, vi aspettiamo numerosi