DAL 4 DICEMBRE AL 2 MAGGIO 2003
La mostra Alpi in guerra/Alpes en guerre è stata realizzata a Grenoble dal Muséè de la Résistance et de la Déportation de l’Isère, con la collaborazione dell’Istituto piemontese della Resistenza e della società contemporanea, e il contributo dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta e dell’Isalp-Istituto di storia delle Alpi di Lugano. Insieme, i partners hanno definito l’impianto scientifico, di cui dà conto il catalogo, e hanno messo a disposizione un’ampia documentazione, attingendo ai loro archivi e svolgendo apposite ricerche.
Composta di pannelli dal profilo irregolare e dalle tonalità spente, quasi a evocare l’aspro ambiente montano, la mostra si articola in sei sezioni, intervallate da tre postazioni video, che aggiungono sequenze di immagini a quelle esposte. Integrano il percorso un documentario e un film di 6 minuti proiettato sul lungo schermo della Galleria delle immagini, che riassume con animazioni e materiali d’archivio le fasi della guerra tra Italia e Francia fino ai trattati di pace.
Apre la mostra una grande fotografia di Hitler e Mussolini, quasi a ricordare che tutto ciò che si osserverà deriva dalle ideologie messe in pratica da questi due uomini.
Il percorso inizia con la presentazione del territorio alpino alla fine degli anni ’30: un periodo cruciale, nel quale le società tradizionali, pur restando legate alla pratica dell’allevamento e dell’agricoltura, modificano progressivamente i loro modi di vita sotto la spinta dell’industrializzazione e del turismo. L’esistenza della frontiera politica non incide sulle relazioni di popolazioni che hanno in comune lingue e tradizioni.
La prospettiva si allarga, spostandosi sulla posizione strategica delle Alpi occidentali e sul loro ruolo nella geopolitica mondiale dalla fine del XIX secolo al 1945. Pur non costituendo un fronte di primaria importanza, esse sono difese da imponenti fortificazioni e da truppe specializzate: gli Chasseurs alpins (Cacciatori alpini) e gli Alpini, reclutati in seno alle comunità locali.
Una terza sezione informa sulle potenze che si affrontano sul campo e sullo svolgimento della guerra. Segue l’evocazione della Resistenza, che si sviluppa da un lato e dall’altro delle Alpi, dando luogo alla creazione di ‘repubbliche libere’, come quelle del Vercors in Delfinato o della Val d’Ossola, Valmaira ed altre in Piemonte, poi schiacciate dalla repressione tedesca.
Terre di resistenza, le Alpi furono anche terra di rifugio per quanti erano in pericolo di vita: militari ed ex prigionieri alleati, partigiani, antifascisti e soprattutto ebrei dell’Europa centrale e orientale che cercavano di sfuggire alle persecuzioni. Dopo l’emanazione delle leggi razziali (1938) che li cacciarono dall’Italia e l’occupazione tedesca della Francia (1940) essi compirono intricati percorsi alla ricerca della salvezza.
Li accolsero nelle Alpi le zone francesi dell’occupazione «mite» degli Italiani, fino all’8 settembre 1943, e in numero sempre più rilevante la neutrale Svizzera, verso la quale si riversavano i perseguitati da ogni parte della frontiera.
Ma non tutti riuscirono a sfuggire al furore della guerra e alla logica omicida dei nazisti e dei loro collaboratori, le milizie di Vichy e i fascisti della Repubblica sociale italiana.
Il pesante tributo pagato dalle popolazioni alpine è il tema della quinta parte.
I bombardamenti alleati sui centri urbani industriali fecero numerose vittime fra gli abitanti. Torture, esecuzioni sommarie e deportazioni s’intensificarono durante l’occupazione tedesca di tutte le Alpi fino alla Liberazione, che arrivò nell’agosto 1944 nelle Alpi francesi, ma solo nell’aprile 1945 nelle Alpi italiane.
La sesta parte illustra le tappe della difficile riappacificazione tra italiani e francesi, conseguenza della guerra del 1940: ridefinizione delle frontiere, tentativi di annessione della Val d’Aosta, manifestazioni di italofobia, che hanno reso più lenti l’elaborazione della memoria e lo stesso lavoro storiografico.
La mostra suggerisce quanto resta ancora da fare, da ciascun versante, sessant’anni dopo. La sua realizzazione e la collaborazione transfrontaliera nella quale essa s’iscrive sono tuttavia una prova dell’esigenza di lavorare in comune per scrivere in una nuova prospettiva la storia europea.
Nell’allestimento di Torino la mostra presenta degli approfondimenti cartografici, sulla sociologia alpina e sulle linee di fortificazione dei due versanti (La fine delle frontiere).
Alcune mostre prodotte dal Museo sono disponibili al noleggio. Per verificare la possibilità di noleggio o per chiedere informazioni aggiuntive, è possibile compilare il form sottostante.