Comunicazioni
GLI EBREI A SHANGHAI
Inaugurazione 24 gennaio ore 18,45 - Palazzo San Celso - Corso Valdocco 4/a

Nel 1933 una parte della popolazione ebraica incominciò a fuggire a Shanghai dalla Germania e, in seguito, dai Paesi occupati dai nazisti o loro alleati. Si stima che tra il 1933 e il 1941 arrivarono a Shanghai almeno 18.000 Ebrei, molti dei quali su navi da crociera salpate dai porti di Genova e Trieste. Durante la guerra del Pacifico i Giapponesi, alleati dei nazisti, invasero la Cina: gli abitanti di Shanghai e i rifugiati ebrei diedero una dimostrazione della solidarietà che legava l’intera umanità. Nel luglio 1942 il comandante della Gestapo in Giappone si recò a Shanghai e propose la “soluzione finale” alle autorità nipponiche. Anche se la richiesta non ebbe seguito, i Giapponesi proclamarono l’istituzione di un ghetto nel distretto di Hongkou (Shanghai) e obbligarono tutti i rifugiati ebrei a stabilirvisi. L’orientamento antisemita della politica giapponese pose i rifugiati ebrei e le preesistenti comunità ebraiche della città in grave pericolo. L’aiuto reciproco, il sostegno ricevuto dagli Ebrei di tutto il mondo, la tolleranza e la solidarietà del popolo cinese svolsero un ruolo importante. Nel dopoguerra numerosi profughi ebrei emigrarono negli Stati Uniti, in Australia, Israele e Canada. Nel 2007 l’ex sinagoga di Shanghai, Ohel Moshe, fu restaurata e destinata a ospitare il Museo dei Rifugiati Ebrei di Shanghai. Il museo, già visitato da circa 300.000 persone, ha curato la realizzazione di questa mostra.

 La mostra, prodotta dal Jewish Refugees Museum di Shanghai, sarà aperta all pubblico dal 25 gennaio al 26 febbraio.

Ingresso libero.

Per info:  011.01120780

A cura dell'Istituto Confucio - Università degli Studi di Torino.